Tensioni: il richiamo del presente
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Tensioni: il richiamo del presente

Le tensioni non sono solo contratture muscolari: sono storie interrotte che il corpo conserva in attesa di essere ascoltate. Attraverso l’ascolto enterocettivo possiamo smettere di correggerle e iniziare finalmente a comprenderle.


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Ogni tensione nel corpo ha un'origine.
Non nasce per caso, non è solo un errore posturale o un semplice accumulo di stress.
Le tensioni sono tracce attive: trattengono ciò che non è stato espresso, sentito, compreso fino in fondo.
Sono il modo in cui il corpo custodisce il non detto.

La funzione adattiva della tensione

Quando un'emozione è troppo intensa, un bisogno non può essere comunicato o una reazione viene repressa, il corpo risponde con un atto di contenimento.
I muscoli si contraggono per trattenere il pianto, per frenare la rabbia, per sopprimere la paura.
In quel momento, la tensione è un alleato: protegge, media, sostiene.
Diventa un ponte tra ciò che si muove dentro e ciò che il mondo esterno permette o vieta.

Ma se quel gesto di contenimento diventa cronico, allora la tensione non è più adattamento: è memoria congelata.
Non serve più, ma resta lì.
A ricordare un conflitto che non si è mai sciolto.

Tensione e consapevolezza

Le tensioni non si distribuiscono a caso. Ogni distretto corporeo tende ad accumulare forme specifiche di trattenimento, ma ciò che conta davvero è che ciascuna tensione porta con sé un contenuto emotivo e una narrazione sospesa.
Finché non viene ascoltata, una tensione resta come sfondo automatico, separandoci in due.
Agisce su di noi senza che ce ne accorgiamo: altera il respiro, la postura, le emozioni e la percezione di sé.
Quando invece la si porta alla coscienza, la tensione può diventare un portale.

Non serve scioglierla subito.
Serve incontrarla.
Riconoscere la sua forma, il suo confine, il suo perché.
Chiederle cosa trattiene.
E, quando il corpo è pronto, lasciarla andare.

La consapevolezza, quando è incarnata, ha un effetto profondo sulla tensione: non si limita a osservarla, ma ristabilisce una connessione.
È come se quella parte dimenticata, irrigidita, esclusa dal fluire dell’esperienza potesse tornare a sentirsi parte.
Il corpo non chiede di essere corretto, chiede di essere riconosciuto.
Attraverso il disagio e il dolore attira l’attenzione e orienta il richiamo proprio lì dove è il momento di sentire.
Così la tensione si scioglie, ma non per un atto di volontà, ma perché non ha più motivo di esistere.

Il corpo come strumento narrativo

Ogni corpo racconta una storia.
Non solo attraverso la voce o il movimento, ma attraverso ciò che trattiene.
La tensione è una frase interrotta.
È una parte della tua biografia che il corpo continua a rileggere, aspettando che tu la scriva di nuovo, da presente.

Ecco perché l’ascolto enterocettivo è così potente: non è un rilassamento, è un atto di verità.
È il momento in cui smetti di dominare il corpo e cominci a lasciarlo parlare.
È lì che inizia la trasformazione.


Note tecniche e concettuali:

  • Tensione come adattamento: In fase acuta, la contrazione muscolare può avere un ruolo protettivo (es. reazione di immobilizzazione – freezing – nei circuiti difensivi del sistema nervoso autonomo).
  • Tensione come memoria: Il tessuto miofasciale conserva tracce (pattern di attivazione) anche dopo che l’evento stressante è passato. Si parla in questo senso di body memory o “memoria implicita somatica”.
  • Distribuzione funzionale: Le tensioni si distribuiscono secondo funzioni neuro-emotive-posturali (es. torace per dolore-afflizione, pelvi per sessualità, collo per espressione). Questo è coerente con le mappe della bioenergetica, le catene muscolari di Mezières e Souchard, le teorie Veda (Chakra) e le scoperte di Ida Rolf (Rolfing).
  • Effetto dell’ascolto enterocettivo:
    • Rende consapevoli le aree dissociate o cronicamente attive.
    • Ristabilisce una relazione cosciente con la parte trattenuta.
    • Conduce non al rilassamento forzato ma al rilascio spontaneo quando il corpo è pronto.
  • Trasformazione narrativa: Una tensione riconosciuta diventa materiale biografico integrato. Da informazione congelata a esperienza vissuta.

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